domenica 23 febbraio 2014

'Eppur Si Muove'
"La teoria dell'equilibrio elimina la possibilità della crisi. La ragione decisiva, secondo me, del perché la teoria dell'equilibrio è preferita alla teoria del non-equilibrio in pressoché ogni ramo della teoria economica, è che nel quadro teorico dell'equilibrio è di fatto impossibile formulare una teoria della crisi. Invece, la crisi è sempre vista come il risultato di fattori esogeni; del cattivo governo, della cattiva politica monetaria, della politica tecnologica, del sistema di regolamentazione, dei sindacati, dei comunisti, dei terroristi, degli sceicchi del petrolio - di qualsiasi cosa, di fatto, tranne che del sistema stesso.

Eppur si muove. Il sistema produce le crisi. Stiamo attraversando quello che io penso sia la 28esima recessione periodica del capitalismo e la sua quarta onda lunga di declino di accumulazione. Tali eventi si sono manifestati con la regolarità delle comete, con ogni combinazione concepibile di politiche monetarie, di regimi di regolamentazione, di governo politico. Attribuire eventi così regolari, la cui forma è ripetuta più o meno in ciascun caso distinto, a cause storiche e effimere o transitorie mi sembra essere del tutto non scientifico. Chiaramente queste cause esterne interagiscono con, e hanno un impatto profondo sul corso di, queste crisi ma penso che noi dobbiamo considerare almeno la possibilità che il loro determinante ultimo sia il mercato stesso, e questa è l'idea che è intollerabile e inaccettabile da coloro il cui potere e la cui ricchezza derivano da questo mercato.
Perché è inaccettabile? Perché, se è chiaro che il sistema produce le sue proprie crisi, la prospettiva cambia. Quello che veramente accade è questo: il sistema del mercato, e soprattutto il mercato dei capitali, pone i suoi propri limiti a se stesso. Il problema è concepito capovolto perfino da parte degli oppositori più incisivi della globalizzazione, perché in effetti essi accettano il punto di vista teorico che la globalizzazione è un processo automatico e naturale, e limitano i loro obiettivi (decisamente nel caso della Tobin Tax) a 'gettare un granello di sabbia nel meccanismo'. Non ho nulla contro il gettare sabbia nel meccanismo se ciò migliora la condizione umana, ma il problema è secondo me molto più serio, perché l'intero veicolo esce periodicamente di strada con o senza la sabbia. In questo caso, il problema è completamente diverso: scappare con le minime perdite di vita. Il punto non è quello di fermarlo o di farlo avanzare; questo è un falso dibattito. Il problema è cosa fare riguardo ai terribili risultati che si verificano quando il veicolo si ferma da solo.
Che fare? è precisamente in momenti di crisi che la coscienza umana diviene un fattore. In una macchina veloce su un rettilineo autostradale, il conducente deve stare attento solamente all'acceleratore e perfino questo è automatico nelle macchine americane. Ma se la macchina incomincia a virare, il conducente deve guidare. In questo caso anche piccole azioni contano, e quello che diviene importante non è quanto uno sia grande ma quanto uno conosce. Gli architetti della globalizzazione devono usare una teoria che oscura quello che sta succedendo. Le vittime della globalizzazione hanno bisogno di una teoria che renda chiaro quello che sta succedendo; questo è ciò che la nuova ricerca offre."


La teoria liberista e non solo, essendo l'economia un frattale ricorsivo dove è complicato capire chi determina chi, favorisce la mistificazione della crisi, la nasconde, privilegiando una nozione di equilibrio ex post, cioè l'equilibrio, meramente definitorio, si da una volta che le grandezze si sono "aggiustate".



http://youtu.be/_BMsIOe2ryI